sabato 11 aprile 2009

Atto 2-La ricognizione (parte 1)

Landor e Tordek tornarono di corsa con la prova appena recuperata allo chalet, trovando ancora diverse persone nella locanda. Fra di esse, anche un nuovo arrivato: su uno scalino affianco al camino nella sala comune, un anziano vestito di stracci e alticcio continuava a mormorare una strana cantilena. Elrik e Melkiadres erano ancora affianco a Sinclair, e tentavano di calmarlo come meglio potevano, anche se la cosa gli avrebbe richiesto più tempo di quanto avessero pensato; forse tutta la notte.
I tre investigatori andarono subito a parlare con lo sceriffo Catterline; gli mostrarono l’ampolla ritrovata, e lui confermò che al momento nessuno, in paese, aveva le capacità di identificarne il contenuto. Ciononostante, occorreva subito partire in gruppi per trovare qualche traccia nei dintorni. D’un tratto, nel mentre della discussione, la voce del vecchio affianco al camino si alzò:

“E’… è lassù… il fantasma del vecchio Borgomastro Peter Hunder… quella carogna ha prima rubato i soldi ai cittadini per finanziare la vecchia azienda agricola a nord, poi quando la buon’anima di Simon Gerrephid, il suo socio, l’ha scoperto, prima l’ha ammazzato e poi s’è impiccato… ora quei due sono ancora lasssù…”.
Parole sconnesse e quasi senza senso, che attirarono la curiosità dei due investigatori. Chiesero allo sceriffo di cosa parlasse il vecchio, e chi fosse. Lo sceriffo rispose che era il perditempo del villaggio, il vecchio Jebb, un ubriacone da quattro soldi che dormiva dove capitava e spesso passava le notti gelide tra i boschi. E per quanto riguarda la sua storia, raccontò agli avventurieri che Jebb stava ricordando un evento accaduto circa sei anni prima nella vallata: il vecchio sindaco, Peter Hunder, aveva ucciso il suo socio d’affari, il signor Gerrephid, per una storia di invidie e interessi personali, e poi si era impiccato nella sua villa, il “castelletto”, situata su una collina appena fuori città. Quanto alle chiacchiere su un possibile fantasma, lo sceriffo li rassicurò che si trattava solo di leggende popolari. Ma ciò non convinse i due investigatori; Landor chiese se per caso il castelletto fosse ancora in piedi, e se per caso qualcuno potesse rifugiarvisi…
“Ma no!” esclamò di risposta Catterline. “Quel posto è disabitato da anni. Di tanto in tanto andiamo a sorvegliarlo, per controllare la situazione, ma non c’è mai stato nessun problema. Io invece direi di andare a controllare la vecchia falegnameria, a nord-est del paese… lì non ci va veramente mai nessuno; i rapitori potrebbero essersi rifugiati lì”.
Non passarono neanche cinque minuti che i due avventurieri decisero di seguire il suo consiglio e di partire ad esplorare la falegnameria. Catterline sarebbe andato con loro, portando con sé anche la guardia scelta Norrington e due cacciatori del villaggio, il signor Parker e il signor Manning. Il piccolo gruppo prese armi e torce e in fila uscì dal villaggio; cominciò a discendere la collina su cui si ergeva, mentre la neve cessava di cadere. Ma proprio allora, dall’oscurità, una sagoma alta e possente apparve e cominciò ad avvicinarsi. Era vestita con abiti poveri e strani, e camminava tenendo le mani incrociate. Appena Catterline lo vide, non ci pensò due volte ad ordinare ai suoi uomini di puntare le armi contro di lui. L’uomo si ritrovò puntate contro le falci da lavoro del signor Parker e del signor Manning, le spade di Norrington e dello sceriffo. Le guardò; era calmo.
“Vengo in pace” disse, con tono pacato. “Il mio nome è Poh, e sono un monaco in viaggio da un monastero qui vicino. Ho appena superato il mio addestramento, e cerco un modo per aiutare il prossimo”.
La risposta di Catterline non si fece attendere: “Circondatelo!”.
Le lance e le spade si avvicinarono al corpo del misterioso viaggiatore. Senza farsi prendere alla sprovvista, Poh spiccò un salto acrobatico, piroettando sopra la compagnia di investigatori, e atterrò dritto di fronte a Tordek e Landor. Senza pensarci due volte, i due puntarono le spade contro di lui, il quale si sentì di nuovo minacciato, forse anche più di prima.
“Ho detto che vengo in pace” ripeté, a muso duro.
“Sceriffo, forse dice la verità” disse Tordek, voltandosi verso Catterline.
“E’ vero, sceriffo” aggiunse Norrington. “C’è un monastero a ovest di qui. Potrebbe venire da lì”.
Catterline si convinse, ammettendo di essersi fatto prendere dal nervosismo. Accettò che Poh entrasse in paese, e gli propose anzi di seguirli nelle indagini. Poh accettò, e subito si unì alla squadra.
Gli investigatori tornarono verso l’inizio della vallata, arrivando in breve al crocevia, ma stavolta presero la via che portava verso nord invece di quella che li avrebbe condotti al molo. Sul sentiero la neve avrebbe impedito a chiunque di muoversi agilmente, ma il druido Landor non aveva di questi problemi, e neppure l’elfo Poh. Catterline e i suoi, dal canto loro, sapevano ormai destreggiarsi nei boschi senza difficoltà anche con quella neve.
In poco tempo raggiunsero un’alta collina; grazie ai suoi doni di natura, Poh poté vedere come se fosse giorno che sulla sommità svettava la facciata di una vetusta villa abbandonata. Chiese allo sceriffo di cosa si trattasse, ed egli rispose che era il castelletto di Peter Hunder. Ripensando alle parole dello strano Jebb, Tordek e Landor proposero di andare a dargli un’occhiata. Lo sceriffo, pur continuando a ripetere che era inutile, acconsentì. Il gruppo salì la collinetta, senza far rumore, ed arrivò al basso recinto che circondava la villa. C’era un vecchio cancelletto arrugginito, bloccato a causa della neve alta, perciò tutti dovettero saltarlo. Intorno a loro, silenzio assoluto. Poh decise d’andare in esplorazione: tentando di muoversi silenziosamente, si portò sul lato sinistro della casa; trovò una finestra con una grossa fessura in mezzo. Sbirciò, e vide che all’interno li aspettava un gigantesco ingresso, tetro e vetusto. Non c’era anima viva. Continuando, trovò l’entrata sul retro della casa, ma preferì tornare indietro e riferire tutto. Insieme, convennero fosse meglio entrare dalla porta principale.
Entrarono. Silenzio. Nessuna traccia del "fantasma". Nessun’orma per terra, ma in alcune parti della stanza c’erano chiazze nella polvere; solo in alcune parti dell’ingresso. Al piano superiore, un soppalco sovrastava l’ingresso; nelle stanze, solo pochi libri sfatti e nessuna traccia di vita. A parte qualche oggetto dimenticato in un cassetto, nient’altro. Al piano di sotto, Catterline, Poh, Norrington e i due civili dettero un’occhiata in giro. Decisero di entrare nella grossa porta in fondo alla sala d’ingresso, ma proprio mentre lo facevano, alle loro spalle sentirono comparire una bestia di enormi dimensioni, entrata dalla porta lasciata aperta. Si voltarono, giusto in tempo per vedere il signor Parker essere aggredito. La bestia gli fu addosso con un balzo, e gli strappò a morsi una spalla. subito tutti corsero ad aiutare il malcapitato, ma furono colpiti dal fatto che la bestia, guardandoli, dimostrasse di saper parlare la loro lingua: “Umani… io e la mia gente avremo un buon pasto questa notte…”. Un Worg.
Subito dopo, mentre da sopra accorrevano anche Tordek e Landor, la bestia dette un altro morso al signor Parker… e poi, veloce, fece un altro balzo. Stavolta, sotto le sue fauci finì Poh, che cominciò a lottare con onore contro il pericolo, tenendolo a bada mentre tutti gli altri correvano ad aiutarlo. I colpi di Catterline e del signor Manning andarono a vuoto, forse perché distratti dalle condizioni precarie del povero Parker. Ma d’un tratto, Landor corse in aiuto di Poh, e supportato dalle asciate di Tordek riuscì di poco ad avere la meglio sulla bestia. Infine, l’ultimo colpo di Catterline squartò il Worg, la cui carcassa cadde sordamente sul pavimento. Curati Poh e Parker, di fronte a quella situazione, il monaco e i feriti andarono a riposare, chiusi in una delle stanze del secondo piano. Dopo una veloce ricognizione al piano terra, Landor e Tordek, non trovando nulla d’interessante, decisero di tornare dagli altri e di riposarsi. Ormai erano le tre del mattino, e pur correndo il rischio di passare qualche ora lì, in solitudine, gli avventurieri sentirono il bisogno di chiudere gli occhi e di dormire.

Alle otto del mattino aprirono gli occhi. Rinvigoriti dopo la breve schermaglia, si avvicinarono alla porta principale e guardarono fuori, verso il sentiero. Fu allora che una moltitudine di ululati gli fece comprendere che i boschi erano pieni di animali feroci e assetati di sangue… e guardando verso la strada, videro veloci ombre attraversarla sollevando neve… se si voleva andare a cercare indizi alla falegnameria, occorreva muoversi con cautela.
Fecero per uscire, ma proprio allora, dietro a loro… un rumore sospetto richiamò l’attenzione. Landor decise di inviare il suo famiglio animale ad esplorare, ma questo non trovò nulla di strano. Eppure, quel rumore l’avevano sentito.
“Non è niente!” esclamò Catterline. “Dobbiamo andare a cercare indizi, non possiamo andare a caccia di topi! Vedrete che questi rumori sono solo i loro passi veloci nelle intercapedini!”.
Convinti, lo seguirono fuori. Forse, alla falegnameria avrebbero trovato qualcosa di interessante… ma quel rumore non li convinceva.
Partirono così fra i boschi, guardandosi attorno, cercando di non far rumore… attorno a loro, i lupi si muovevano veloci fra gli alberi, e pregustavano il pasto… superarono una frana che ostruiva la strada senza problemi. Proprio allora, Poh udì di nuovo gli animali… e sentì alcuni strani guaiti, come dei lancinanti gemiti di dolore. Ma questi erano molto più lontani.
Poco dopo, svoltata l’ultima curva, si ritrovarono davanti la radura ove si ergeva la falegnameria.


Davanti a loro, attorno ad una quercia secolare innevata, le baracche dell’antico complesso; abbandonate, sporche e in rovina. silenziosamente, arrivarono presso l’edificio più grande, l’antica segheria. Entrando dentro, Landor, Tordek e Poh si guardarono attorno, con attenzione… e scoprirono che dagli scaffali nella stanza dovevano essere scomparsi alcuni arnesi da lavoro lì tenuti, perché in mezzo al mare di polvere, c’erano delle piccole isole di pulito… qualcuno aveva preso qualcosa di recente. Forse dei martelli. E in quella falegnameria non entrava più nessuno da almeno dieci mesi.